(14/07/2009, 20:25.)
(falling.)


Quando quel vento si ridesta e spira
tradendo fiero ogni cellula sana,
è naturale stringere gli effetti
(affetti?) che crediamo possedere:
l'anello si richiude su se stesso,
pendendo tra conforto ed egoismo.

C'è una strada sterrata che nessuno
osa percorrere di notte. Eppure
i passi incerti di chi vive il buio
si appropriano del rude pavimento,
mimandone le asperità contorte
quasi fossero i gesti di una madre.

Quel vento che s'insinua tra le vesti
lo guida, rinverdendo le sue membra -
ovunque volga gli occhi gente cade
come pezzi di un domino, in catena.



(olbion. commenti (1))
(31/08/2008, 03:46.)
(shuffle/truth.)


A volte le verità si intrecciano senza preavviso – ogni gomitolo di parole, ogni delicato accenno d'ingenua emozione si ritrova nudo, in un mondo troppo dissimile per non sentirsi una vivace eccezione del destino.

La sabbia tormenta i suoi occhi stanchi, guidata dalla forza cieca di questo vento eterno. Ma infinita è la voglia di continuare ad affondare le pupille nella fetta di luna che innaffia di rosso il cielo e il mare, sfidando mille briciole di luce così anziana, così fioca, sfavillante.

a milky street
will lead us to the sea.


Lasciare che il flusso di pensieri visiti per primo le immensità sovrastanti umili sopracciglia di chi ragiona, di chi odia, di chi ama, di chi resta in silenzio ascoltando la vita che si muove tutt'intorno. Lasciare che le mani di un sapiente burattinaio dall'alto tessano trame impensabili, gettando pennellate contrastanti sulla tela fino a delineare il più mite tra i paesaggi. Lasciare che una dolcezza infinita scorra fra le membra sopite, vibrandone violentemente l'anima. Lasciare che la naturale attrazione fra mondi ignoti faccia il resto, innaffiata da miti ancestrali e correnti fraterne. Lasciare che i flutti neri inondino morbidamente tutti gli istanti di silenzio, come scrosci di pioggia su terre fertili. Lasciare – presto, prima dell'alba, prima che l'abitudine converta ogni nota fuori posto in una scarna e disillusa variazione sul tema.

(it's just like when you read a book
and you keep looking at the words
instead of merging them in a paltry tale.)


Lasciare i dogmi alle spalle perché
è già tardi, e la vita
non aspetta
nessuno.
Mai.



(olbion. commenti (4))
(15/05/2008, 01:06.)
(back to terminal.)


Una sera rossastra e un filo di vento che sa di rughe, di gote consumate dal tempo. Quel taciturno carillon di luci intermittenti brillava in lontananza qualche ora fa; adesso emerge fiero dalla terra con le sembianze di un paese eterno, protetto da poche colline brulle, spoglie. Il calore giallo e arancio e sereno che filtra dalle finestre serrate, insieme all'odore dello stufato avanzato in tavola – sono vizi lussuosi per chi da tempo inventa monologhi in compagnia dei suoi passi nervosi. Persino l'appetito fa la sua parte, uscendo allo scoperto dopo giorni di viaggio in clandestinità: occhi vispi resistono al fascino dello spicchio rosso in mezzo alle nuvole e scandagliano ogni pertugio, alla ricerca del primo segno di vita.

La vecchia è lì nell'angolo. Da sempre. Mura più giovani di lei la sostengono e maledicono ogni mattina; lei, la sedia di paglia, il lungo vestito scuro,  gli occhi distanti, la smorfia sul volto che trasuda maledetta insofferenza latente, le dita nodose – serrate a nascondere il suo inestimabile patrimonio, maturato giorno dopo giorno, vivo e marcescente. Le cinque tesi

I.
Siamo evanescenti e volatili: svaniamo alla prima folata inattesa.
II.
Chi ha acceso la prima fiamma sconta l'onta di una specie mollemente fine a se stessa.

III.
Ogni parte del nostro corpo è un testamento d'inconsistenza e ci confina al mondo del pressappoco.
IV.
L'esperienza dipinta negli occhi altrui insegna anzitempo l'oblio.

V.
La consolazione è la forza che ci regala il sonno ogni notte.


sono tatuate sulle palme. Da sempre, anch'esse: scavate nella carne fino a sfigurarne l'intrinseca ricorsione. Il fetore di un'esistenza cupa e ricurva come una spirale è l'anello che solca il confine tra chi spera e chi dispera.

Tenta di cancellare mentalmente il peso dei decenni dipinto indelebilmente su quegli occhi di ghiaccio ormai vicinissimi, tangibili. Ma quel gelo è ancor più anziano e impenetrabile, rimbalza da finestra a finestra, langue identicamente in ogni angolo del paese dei finti vivi. Sa di abbracci ghiacciati come la morte, morti anch'essi ancor prima di manifestarsi.
Sa di entropia indistinta
e fine dei giochi.

Un miraggio, il calore giallo e arancio e sereno era un miraggio: la vecchia e il miracolo autoinflitto, ancora un miraggio. Solo nell'angolo. Torna ad osservare l'unica fonte di luce, troppo alta per bruciarsi.

In questo paese abbandonato
l'unico illusorio segno di vita
è il sibilo del vento
nelle crepe dei muri.



(olbion. commenti (4))
(26/02/2008, 23:53.)
(infer thy hell.)


Il decorso,
fiacco e inesorabile,
calpesta sterpaglie e inonda sentieri
di vita in potenza.

Bianco, troppo. Di quello che fa pensare a un aldilà immobile e asfissiante, a uno stato intermedio tra il nefasto sfaldamento di molecole che invecchiano e lo splendore di un’eternità divina. Neon impuro e malato di discontinuità, offuscato da generazioni di cadaveri a confronto, di vittime inconsapevoli e ali rassegnate alle litanie di un’affollata
plafoniera.
La luce della piccola stella che tarda ad implodere è poco più che un parto d’anamnesi, ora che i suoi occhi vagano dal soffitto alle pareti immonde, aritmicamente: nulla rammenta quella parvenza di calma e semplicità. L’idea di quel cerchio imperfetto annega rassegnata nell’archivio delle cose dimenticate, così come il bianco evolve in chiazze e macchie e segni incomprensibili, codici, grammatiche infeconde; così come il passare delle ore si dissolve nell’assenza di lancette a fissare i rantoli del tempo.
Non ancora distingue con certezza una direzione univoca per sacrificare la sua attenzione, ma due padiglioni auricolari mettono a dura prova la loro fama di servi infallibili catturando una serie di vibrazioni asincrone. Forse non era solo acqua, quella che ora in parte bagna i suoi piedi scalzi: o forse lì fuori un rumore cresce davvero e respira autonomamente, sconquassa le altrui fondamenta e giunge attutito,
incupito,
smembrato,
divelto.

The end of simmetry
came again (with some friends.),
laughing.


L’origine è oltre una porta che non si può aprire, in alcun modo.
Inutili i tentativi di mani che ora giacciono prossime ai fianchi, mentre il rosso scurisce sui cardini.
Inutile porsi qualunque domanda, quando ci si ritrova imprigionati in quello che ha tutta l’aria di essere il cesso lurido e maleodorante di una stazione ferroviaria dimessa distratta divincolata dimenticata dalle divinità più misericordiose.
Meglio chiudere gli occhi – e aspettare.



(olbion. commenti (15))
(03/02/2008, 15:50.)
(crossroads #3.)




Camminavano da giorni. Senza aprir bocca.
Terre e campi e filari d’alberi ed erbacce si attardavano per istanti interminabili al loro fianco, supplici di sguardi benevoli. Ma quei quattro occhi neri
(in corsivo, e un punto.)
sembravano perdutamente rapiti dal sentiero dissestato, a meno di improvvise rapide occhiate al cielo terso e – raramente – alla città sopita che lenta scoloriva alle loro spalle. Il vento faceva la sua parte, costringendo quattro palpebre a un’insolita e strenua lotta per contrastare i turbini di polvere che fiorivano dal nulla,
e al nulla si rimescolavano dopo qualche sfuriata.
Le notti si avvicendavano lievi,
c u  l   l    a     n      d       o        l         i          .

–Sembra irreale
disse Nuhu, come destatasi d’un tratto, ammirando ancora una volta quella macchia pressoché vinta dall’ingordo orizzonte che alla lunga fagocita
ogni passato,
ogni tramonto.
Vento. Silenzio. Coriandoli di terra.

Smette di camminare.
C’è un’immagine che non smette di tormentarlo da giorni, vaga, senza colori, così distante dal tangibile, così sintetica ed artificiale, così concreta al tempo stesso. Non si potrebbe definirla una sagoma umana – decisamente no, sebbene alcuni luccichii sfiorino così mirabilmente la luce di quegli – né tantomeno un luogo del passato, un pavimento sondato dalle sue dita sottili – eppure, eppure – quelle sinusoidi spezzate in rari istanti di lucidità somigliano a massi – mura – somigliano a gradini, scale – somigliano a gradini, una piccola rampa, in rari istanti – solo sinusoidi spezzate, sinusoidi e luccichii e drappi – lucidi drappi neri, mantelli, manti – manti d’asfalto imperituro, ostile, illuminato appena da un’avara luna, eppure – sinusoidi, luccichii e drappi.

Nuhu non smise di contare i passi, indisturbata. Il vento andava pian piano tramutandosi in religiosa carezza, quasi a cercare sottovoce il perdono di quegli stessi alberi che fino a poco tempo prima si divertiva a piegare ritmicamente.
Solo una volta gettò un’occhiata alle sue spalle, Nuhu.

La guarda
(sinusoidiluccichiidrappi.)
e comprende.



(olbion. commenti (11))